sabato 10 novembre 2012

                          IL PRINCIPIO SOCRATICO "CONOSCI TE STESSO"

"Conosci te stesso" è una sentenza dell'oracolo di Delfi, ripresa da Socrate e collocata nel contesto della propria riflessione. Conoscere se stessi è condizione essenziale per fare le scelte giuste, per evitare i mali. Ciò vale per gli individui come per le città.
Socrate chiarisce che: conoscere se stessi è la condizione per fuggire i mali e procurarsi i beni.


SOCRATE : Dimmi, Eutidemo, sei mai andato a Delfi?

EUTIDEMO : Due volte almeno, per Zeus!


SOCRATE : Ti sei accorto che sul tempio in qualche parte è scritto "conosci te stesso"?


EUTIDEMO : Si


SOCRATE : E non ti sei curato di questa frase o vi hai prestato attenzione  e hai cercato di esaminare chi sei ?

EUTIDEMO : No, per Zeus, perché credevo di saperlo: difficilmente avrei conosciuto qualche altra cosa, se non avessi conosciuto neppure me stesso.

               
SOCRATE : E ti pare che conosca se  stesso chi conosce soltanto il proprio nome o chi fa come i compratori di cavalli ? Questi credono di non conoscere ciò che vogliono conoscere prima di aver esaminato se il cavallo è docile o indocile, forte o debole, veloce o lento o altre prestazioni positive o negative negli usi in cui può essere impiegato . Chi fa come costoro e si esamina rispetto agli usi nei quali può essere impiegato un uomo,  conosce le proprie possibilità ?

EUTIDEMO : Mi pare che chi conosce le proprie possibilità non conosce se stesso.

SOCRATE : Ma non è chiaro che attraverso la conoscenza di se stessi gli uomini ottengono moltissimi beni, mentre, se si ingannano su se stessi, subiscono moltissimi mali? Infatti, quelli che conoscono se stessi sanno ciò che è loro utile e riconoscono le cose che sono in loro potere e quelle che non lo sono; e facendo quello che sanno, si procurano ciò di cui hanno bisogno e ottengono il successo, mentre astenendosi da quelle che non sanno , non sbagliano ed evitano l'insuccesso. Per questo possono anche cercare di conoscere di conoscere le intenzioni degli altri e così si procurano i beni ed evitano i mali servendosi degli altri. Invece, quelli che non sanno, ma s'ingannano sulle proprie possibilità, si trovano in una situazione simile anche rispetto agli altri uomini e alle altre cose umane, non sanno ciò di cui hanno bisogno, né che cosa fanno, né di chi si servono, ma si sbagliano in tutto questo e perciò non ottengono i beni e precipitano nei
mali. Quelli che sanno ciò che fanno, raggiungono i loro scopi e diventano famosi e onorati.
 (...) Quelli che non sanno ciò che fanno, invece, scegliendo il male e fallendo nelle loro imprese, non soltanto sono castigati e puniti in se stessi, ma perdono anche ogni stima, diventando ridicoli e vivono oscuramente. Anche per le città vedi quelle che, ignorando  le proprie possibilità, entrano in guerra con altre più forti: o sono distrutte o da libere diventano schiave.  

                                                                                                                                       da Senefonte, Memorabili, IV, 2, 24-29


 

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