lunedì 29 ottobre 2012

                                         LE OMEOMERIE E IL NOÙS

Anche Anassagora afferma l'unità dell'universo e il suo interno divenire, ma, a differenza di Empedocle, ritiene che gli elementi originari siano infiniti "semi" (Aristotele le chiamerà omeomerie) che generano, col loro mescolarsi, tutte le cose. Il filosofo di Clazomene, come Empedocle, cerca di spiegare i processi di cambiamento con un principio attivo separato dagli elementi, il Noùs (cioè l'intelletto), una mente ordinatrice dell'universo, che separa e ordina le omeometrie, producendo la molteplicità delle cose e l'ordine del mondo. Fonte della conoscenza è l'esperienza.
Testimonianze su Anassagora ci sono pervenute da opere di Aristotele, dalle quali è possibile ricostruire la sua dottrina.
Aristotele afferma che per Anassagora:
  • i principi materiali, o particelle qualitative (omeometrie), sono invisibili, infiniti di numero ed eterni;
  • mentre le particelle qualitative non periscono, le cose nascono o muoiono per composizione o scomposizione degli aggregati formati con tali particelle;
  • principio del movimento e dell'ordine delle cose è una causa intelligente ( il Noùs). 

Anassagora di Clazomene, che per età gli (a Empedocle) è anteriore
ma posteriore per attività, dice che i principi sono infiniti; e infatti
quasi tutte le omeometrie, come l'acqua o il fuoco, egli dice che nascono 
e periscono solo come composizione e separazione e che in altro 
modo non nascono né periscono, ma durano eterne. 
                                                                      da Aristotele, Metafisica, A 3  984a 11 ( DK 59 A 43)


A proposito degli elementi Anassagora la pensa in modo opposto a
Empedocle. Questo, infatti dice che il fuoco e gli altri elementi dello
stesso ordine sono gli elementi dei corpi e che tutti i corpi si formano
da questi; Anassagora il contrario: elementi sono le omeometrie, voglio 
dire ad esempio la carne, l'osso e ciascuno di questi, mentre l'aria e il
  fuoco  sono mescolanze di questi e di tutti gli altri semi; entrambi sono
un aggregato di tutte le invisibili omeometrie.
                                                                                               da Aristotele, Il cielo, 3 302a 28 (DK 59 A 43)

Anassagora  sostiene che ogni parte sia mescolanza allo stesso
modo del tutto, perché vede che ogni cosa viene da ogni cosa: per
questo motivo pare ch'egli affermi che un tempo tutte le cose erano 
insieme, ad esempio questa carne e quest'osso e così quest'altro, sia quel 
che sia, e insomma tutto - e lo erano, proprio contemporaneamente,  
perché l'inizio della separazione non si verificò soltanto per ciascuna
cosa, ma per tutte. E poiché ciò che è prodotto è prodotto da un
corpo di determinata natura e di tutte le cose c'è generazione, solo che ciò
non avviene contemporaneamente, anche per tale generazione ci
dev'essere un principio, ed unico, ch'egli chiama Intelletto e l'Intelletto
lavora da un certo inizio pensando: sicché di necessità in un certo
momento tutte le cose erano insieme e in un certo momento cominciarono
ad essere mosse.    
                                                                                      da Aristotele, Fisica, 4 203a 19 (DK 59 A 45) 

Anassagora si serve dell'intelletto come di un deus ex machina
per rendere conto della costruzione del mondo e quando non sa 
spiegare per quale motivo una cosa è di necessità (quel che è) , allora lo fa
intervenire, mentre per gli altri casi indica come causa tutto furché
l'Intelletto.
                                                                                  da Aristotele, Metafisica, A 4 985a 18 (DK 59 A 47)
    


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