sabato 27 ottobre 2012

                                                           L'ÀPEIRON

Il brano è una "testimonianza" su Anassimandro resa in un commentario di Simplicio alla Fisica di Aristotele, scritto intorno al 530 d.C.
Dopo avere indicato la dottrina dell'arché del filosofo, e sottolineando che sarebbe stato proprio Anassimandro a designare per primo col termine di arché ciò da cui derivano le trasformazioni, Simplicio espone le ragioni che - a suo parere- possono avere indotto Anassimandro a ritenere che non un particolare elemento materiale (acqua, aria, ecc.) ma l'infinito o illimitato (àpeiron) fosse ciò da cui gli esseri umani derivano.

Tra quanti affermano che il principio è uno, in movimento e infinito, Anassimandro di Mileto, figlio di Prassiade, successore e discepolo di Talete, ha detto che principio ed elemento degli esseri è l'infinito, avendo introdotto per primo questo nome del principio. E dice che il principio non è né l'acqua né altro dei cosiddetti elementi, ma un'altra natura infinita, dalla quale provengono tutti i cieli e i mondi che in essi esistono. (...)
É chiaro che,  avendo osservato il reciproco mutamento dei quattro elementi, ritenne giusto non porne nessuno come sostrato, ma qualcos'altro oltre questi. secondo lui, quindi, la nascita delle cose avviene non in seguito all'alterazione dell'elemento, ma per distacco dei contrari dall'infinito a causa dell'eterno movimento.
         da Simplicio, Commentario alla Fisica di Aristotele, 24, 13 in DK 12 A 9

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