sabato 27 ottobre 2012

                                              IL FILOSOFO E LA DEA

Nel Proemio del suo poema, Parmenide esprime la propria concezione della verità come ispirazione e rivelazione divina.
Nel Proemio del canto:
  • Parmenide compie un viaggio verso la luce, verso la verità;
  • una dea annuncia la Verità al filosofo, chiamato a percorrere una via che non è battuta dagli uomini;
  • la dea anticipa i sentieri della ricerca filosofica e della conoscenza: quelli della verità "ben rotonda", dell'opinione erronea e dell'opinione "plausibile".

Le cavalle che mi portano fin dove vuole il mio desiderio
     mi fecero giungere, dopo avermi condotto e posto sulla via
molto famosa della dea, che per tutte le città
conduce l'uomo sapiente.
Là fui portato
e là mi portarono le accorte cavalle
trascinando il mio carro,
mentre fanciulle indicavano la via.
L'asse nei mozzi sibilava infuocato
(perché da ambo i lati era mosso da due rotanti cerchi).
Le fanciulle figlie del Sole, lasciate le case della Notte,
affrettarono il carro nel guidarmi
verso la luce, liberando il capo dai veli.
Là è la porta che separa le vie della Notte
e del Giorno, limitata ai due estremi dall'architrave
e dalla soglia di pietra,
chiusa in alto da grandi battenti,
da cui la Giustizia, che molto punisce,  serba le chiavi
che aprono e chiudono. (...)
E la dea benigna mi accolse, e mi prese la mano destra
e così mi parlò:
"O giovane, condotto da guide immortali,
che giungi alla nostra dimora portato dalle cavalle,
sii il benvenuto! Non è stato un destino avverso a condurti 
per questa via (assai lontana dal cammino degli uomini),
ma la Legge divina e la Giustizia.
Bisogna che tu impari a conoscere ogni cosa, 
sia il forte animo della ben rotonda Verità
sia le opinioni dei mortali, in cui non è vera certezza.
E tuttavia anche questo imparerai, come conviene che valuti
le apparenze colui che indaga ogni cosa in tutti i sensi.
  da Parmenide, Poema sulla Natura, in DK 28 B 1

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