martedì 6 novembre 2012

                            SOCRATE E I "SOCRATICI"

Socrate nasce ad Atene nel 469 a.C. da uno scultore, Sofronisco, e da Fenarete, a cui attribuirà impropriamente la professione di ostetrica. Segue forse l'arte paterna fino al momento in cui può godere di una piccola eredità, che gli permette di mantenere la famiglia ( la moglie Santippe e tre figli) e di dedicarsi completamente alla filosofia. Conosce alcuni fra i maggiori filosofi del tempo : Zenone, Cratilo, Anassagora, i Sofisti Protagora e Gorgia. Socrate svolge la sua attività soprattutto nelle vie e nei centri della vita pubblica della città, fra i banchi del mercato nelle palestre, nelle case dei potenti o nelle botteghe artigiane, impegnato in un'incessante ricerca, in un continuo dialogo  con i giovani e con uomini di ogni ceto e condizione. Questa sua ricerca viene a svolgersi in un periodo drammatico della storia di Atene , nel quale si è aperto un aspro dibattito sulle ragioni del disastro politico-militare della città nella guerra del Peloponneso. All'interno delle nuove classi dirigenti e d un'opinione pubblica scossa e demoralizzata, le cause della sconfitta vengono individuate principalmente nelle degenerazioni della democrazia; e queste sono attribuite a quelle forze e posizioni politiche e culturali che, nel nome dell'innovazione e della revisione critica della cultura, hanno contribuito a incrinare le certezze e il tradizionale costume etico-religioso della pòlis. Il processo delle responsabilità del passato investe quindi gli esponenti di punta di quel ceto intellettuale che aveva segnato il clima culturale dell'età di Pericle. È questo anche il caso del processo e della condanna che , nel 399 a.C., colpiscono Socrate, cioè il simbolo di una stagione culturale e di una ventata innovatrice nella vita della città. Soprattutto, egli appare il portatore di valori inconciliabili con la cultura del tempo. Per questo va messo in condizione di non nuocere: screditandolo, qualora riconosca i suoi torti; oppure mettendolo a morte, nel caso rifiuti di mutare le sue posizioni. Socrate in tribunale si preoccupa soprattutto di ribadire con forza le proprie convinzioni e l'esigenza che il filosofare si dispieghi come indagine critica, libera da condizionamenti e impacci eruditi. Viene, così, condannato a bere la cicuta.

Socrate non ha lasciato alcuno scritto. Il filosofo ci parla solo attraverso le testimonianze altrui, che, però nono sono affatto univoche. Pertanto, della figura di Socrate pensatore non possiamo sapere quasi nulla e dobbiamo accettare di misurarci con le interpretazioni: con la figura "mitica" di Socrate  quale ci è stata tramandata dai discepoli , oppure con l'immagine tratteggiata da suoi avversari come Aristofane.
Il commediografo Aristofane è stato a lungo considerato un interprete non attendibile. Spinto da un forte intento polemico e critico nei confronti di colui, ai suoi occhi, appariva uno dei maggiori responsabili della degenerazione della vita sociale, morale e culturale di Atene, nelle Nuvole ha presentato la figura di Socrate in forma caricaturale, come una sorta di sofista empio e imbroglione. Tuttavia, Aristofane può essere giudicato attendibile quando esprime i motivi di risentimento che Socrate aveva suscitato tra i cittadini di Atene. È credibile allora che, da una parte dell'opinione pubblica, Socrate fosse ritenuto uno dei responsabili del venir meno della coesione della pòlis in una fase molto difficile della sua storia, cioè al culmine della guerra con Sparta e i suoi alleati. Anche l'idea che Socrate fosse uno dei Sofisti poteva essere giustificata, dato il suo continuo, assillante impegno ad interrogare i concittadini, a mettere in dubbio le loro opinioni e convinzioni. Inoltre, con questo voler sollevare interrogativi su tutto, egli sembrava volesse mettere in discussione anche gli dèi per cui poteva essere accusato di allontanare dalla pòlis la loro protezione.
Meno affidabile pare la testimonianza di Senofonte, poiché i suoi rapporti con Socrate si sono limitati al periodo giovanile. Senofonte, inoltre, uomo d'ordine e soldato, non appare il più adatto a comprendere un personaggio così anomalo come il filosofo ateniese, tanto che nel delinearne la figura esprime a volte apertamente il suo sconcerto e la sua difficoltà.
Testimonianze veritiere vengono dai cosiddetti "Socratici minori" (alcuni discepoli di Socrate così chiamati per distinguerli da Platone, il più importante e famoso). Queste tendono a fornire una visione parziale delle idee del maestro.
La fonte a cui si è attinto maggiormente per la conoscenza del pensiero di Socrate è costituita dalle opere di Platone, suo discepolo e amico, che di lui fa il personaggio principale dei propri dialoghi.
Restano, infine, le informazioni di Aristotele - discepolo di Platone - nato quindici anni dopo la morte di Socrate e di lui ha conosciuto solo ciò che ha potuto ricavare da altre fonti. È importante il suo impegno nel distinguere il Socrate ritenuto "vero" dal Socrate idealizzato da Platone.
Per distinguere il Socrate della leggenda dal Socrate storico, si è scelto spesso di partire dai dialoghi platonici del periodo giovanile, ritenuti la fonte più attendibile perché più vicina al ricordo del maestro.

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