mercoledì 31 ottobre 2012

                                                 IL POTERE DELLA PAROLA

Per Gorgia la parola ha il potere grandissimo di rovesciare anche le tesi più radicate e influire sui sentimenti e sul comportamento. Anche per Gorgia, come per Protagora, alla base della conoscenza c'è l'esperienza sensibile. Egli afferma che il piano dell'essere è intangibile:
  1. nulla è;
  2. se anche l'essere fosse, non sarebbe conoscibile;
  3. se pure fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile.
E suo l' "Encomio di Elena", uno dei testi classici della prima Sofistica, che assomma in sé ed esemplifica il potere della parola, l'attacco alla cultura tradizionale e il gusto quasi irridente di capovolgere i luoghi comuni e le certezze. Nell'opera Gorgia vuole liberare questa mitica figura di donna dall'accusa di essere responsabile della guerra di Troia, giustificandone il comportamento e dimostrando, invece, che mentitori sono i suoi accusatori. Quattro possibili ragioni - secondo Gorgia - possono giustificare il comportamento di Elena e farla ritenere non responsabile dei suoi atti :
  • la volontà del Caso e la decisione degli dèi;
  • il rapimento;
  • la persuasione con "incantesimi di parole";
  • l'amore, la sua "potenza divina".
È invece dovere dell'uomo sia dire direttamente ciò che è giusto, sia
confutare il contrario. E dunque è giusto opporsi ai calunniatori di
Elena, donna sulla quale si è imposta l'unanime testimonianza dei poeti,
accanto alla fama del nome, divenuto simbolo di un'esistenza tormentata.
Pertanto io voglio, svolgendo il discorso secondo un certo metodo logico, 
liberare dall'accusa lei, così diffamata, e, dimostrando
che i suoi accusatori dicono il falso, ristabilire la verità. (...)
Infatti, agì in quel modo o per cieca volontà del Caso, e meditata 
decisione degli Dèi, e disposizione della Necessità; oppure rapita per
forza; o indotta con parole; o presa da amore.
Se è valido il primo motivo, è giusto attribuire la responsabilità a chi
l'ha avuta, poiché non si possono impedire i disegni divini con la previdenza
umana. È, infatti, naturale non che il più forte sia ostacolato dal più debole,
ma che il più debole sia comandato e condotto dal più forte; e il più forte 
guidi, il più debole segua.  E la Divinità supera l'uomo in forza, in saggezza e
nel resto. Se dunque la colpa va attribuita al Caso e alla Divinità, Elena va 
liberata dall'infamia.
E se fu rapita a forza, violentata e offesa contro ogni legge e giustizia, 
è chiaro che la colpa è dell'autore della violenza e che la rapita, proprio 
perché vittima, subì una sventura (...).
Se poi fu la parola a persuaderla e a illuderle l'animo, neppur questo
è difficile a scusarsi e a giustificarsi: la parola è un gran dominatore,
che, con corpo piccolissimo e invisibile, sa compiere cose straordinarie;
riesce infatti a calmar la paura, a eliminare il dolore, a suscitare la gioia
e ad aumentar la pietà. E ora spiegherò come ciò avviene. È giusto, infatti, 
sottoporre la questione al giudizio degli ascoltatori: io ritengo la poesia
nelle sue varie forme un discorso con una tale musicalità, che chi l'ascolta è
invaso da un brivido di spavento, da una compassione che strappa le lacrime ,
da uno struggente desiderio di dolore,  e l'anima subisce, per effetto delle parole, 
una particolare emozione, ad ascoltare il racconto di situazioni felici o avverse,
relative ad eventi o a persone estranee. Ma via, torniamo al discorso 
precedente. Dunque, gli ispirati incantesimi di parole offrono gioia, liberano 
dalla pena. La potenza dell'incanto, infatti, aggiungendosi alla disposizine
dell'anima, la lusinga e  la trascina col suo fascino (...).
Ora spiegherò la quarta causa col quarto ragionamento. Se fu l'amore
l'elemento determinante, non sarà difficile a lei sfuggire all'accusa
dell'errore attribuitole (...). Se, dunque, lo sguardo di Elena, attratto
dall'aspetto di Alessandro, ispirò all'anima passione d'amore, quale meraviglia?
Se, infatti, l'Amore, in quanto dio, ha la divina potenza degli dei,  come potrebbe 
un essere inferiore respingerlo o resistergli? (...)
Come, dunque, si può ritenere giusto il disonore gettato su Elena, la quale,
sia che abbia agito come ha agito perché innamorata, sia perché lusingata 
da parole, sia perché rapita con violenza, sia perché costretta da imposizione divina,
in ogni caso è esente da colpa?
                                                                                                      da Gorgia, Encomio di Elena, 2-21 (DK 82 B11)

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