martedì 6 novembre 2012

                                                   IL METODO SOCRATICO

Anche Socrate, come i Sofisti, è esperto di discorsi. A differenza dei Sofisti, non considera il discorso come un semplice strumento di persuasione, me con esso cerca la verità nel e mediante il dialogo. Il compito che egli si assume è insieme filosofico ( di fondazione dei valori ), pedagogico (di educazione a valori criticamente giustificati) e politico ( nel senso di un impegno non diretto a "far politica", ma ad orientarla). Per assolverlo, nell'ambito del dialogo, egli deve in primo luogo liberare l'interlocutore dalla presunzione di sapere. A tale scopo Socrate si avvale dell'ironia, una forma di dissimulazione con la quale il filosofo pone domande al proprio interlocutore fingendosi ignorante, per poi confutare le dogmatiche "certezze" di quello. Da qui il richiamo all'appello scritto sul frontone del tempio di Delfi : " Conosci te stesso". Al momento negativo dell'ironia segue quello positivo della maieutica, cioè dell'arte di far partorire, non i corpi, ma le anime. L'insegnamento socratico non trasmette il sapere, ma comunica lo stimolo par la ricerca, aiutando ciascuno a generare, cioè a far nascere da sé, la verità. Fa partorire, ma non partorisce egli stesso una verità. Il suo è un metodo di ricerca in comune della verità.


Nella ricerca morale, Socrate intende determinare l'ousìa (l'essenza) della virtù, cioè il criterio di valore in base al quale operare, in modo da valutare se un'azione è virtuosa o meno. Secondo Aristotele, Socrate in questo modo ha realizzato un procedimento capace di fornire la definizione razionale dei valori, di determinarne il concetto. Ma a Socrate non interessa tanto la dimensione logica del "concetto" quanto la sua dimensione morale. Per Socrate la virtù è sapere. Ed è una sola : sapere ciò che è bene e ciò che è male. Quello di Socrate è una forma di intellettualismo etico e di eudemonismo : il sapere è una forza direttiva dell'azione umana e solo chi fa del bene consegue la felicità (eudaimonìa). La fonte primaria della conoscenza è l'anima. Essa è la sede della scienza e del pensiero, l'asse su cui si muove l'intera vita interiore dell'individuo. Socrate non mette in discussione il valore delle leggi pella pòlis, per questo non fugge, dopo la condanna a morte, pur potendolo fare. Egli infatti ritiene che sia meglio subire il male anziché farlo. Quindi è meglio pagare la pena della condanna che commettere un atto ingiusto, come il violare la legge.

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